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Dello strappo

Questo articolo per parlare di ciò che non vorrei trattare e neppure vedere, gli strappi di affresco.

Eppure la materia ha suscitato negli anni, e continua a suscitare, uno smodato interesse. Capita infatti di incontrare  interlocutori che non sanno esattamente nulla di arte o di affreschi ma l’unica vaga percezione che hanno in materia d’arte è che gli affreschi si possono strappare, in qualche misura sanno cos’è uno “strappo” e vorrebbero saperne di più. E ti chiedono come si fa!

In molti anni di professione del restauro è forse la domanda più frequente che mi è stata rivolta, dalle persone più diverse con la formazione culturale più disparata.

Mi sono trovata spesso a chiedermi perché, perché in una materia dove nessuno vuole approfondire nulla vi sia questo spiraglio di esigenza, bisogno, richiesta incessante di nozioni tecniche. Che meraviglia potremmo dire! Finalmente un aspetto del lavoro del restauratore che suscita interesse culturale

E invece  spaventa, vi è qualcosa di diverso, pruriginoso, di vagamente perverso. Credo sia connesso al possesso di qualcosa di irraggiungibile, qualcosa di simile al concetto di trofeo

Eppure basterebbe guardare con attenzione uno strappo d’affresco per comprendere che tale tecnica si dovrebbe dimenticare. Premesso che spesso la tecnica dello strappo è stata utilizzata come ultima ratio al fine di preservare dei dipinti che altrimenti sarebbero scomparsi così come l’immobile sul quale si trovavano.

Ciò detto la principale problematica legata agli strappi di affresco è connessa al loro mutato contesto. Nati per essere parte integrante di una parete interna o esterna di un palazzo nobiliare o di una chiesa, ne narravano i dettami stilistico e simbolici. Per cui un affresco di un palazzo nobile avrà avuto riferimenti simbolici al casato, alle proprietà oppure alle gesta dei proprietari. Così su di una chiesa si sarà narrato del santo protettore o della confraternita a cui apparteneva l’edificio  stesso. Le stesse decorazioni aniconiche avranno avuto in se il gusto ed il pensiero di quel luogo di quel tempo e di quelle genti.

I casi in cui l’affresco strappato è ricollocato in loco, non ha subito quindi decontestualizzazione, ne risulta comunque spesso impoverito

I nostri musei sono ricolmi di strappi di affreschi che hanno perduto il loro contesto e la loro storia e dei quali possiamo leggere etichette del tipo. “.. si presume provenga dall’antica Chiesa di .. oggi distrutta” Testimonianze ormai mute di una storia narrata. Racconti mozzati in lingue sconosciute, troppi elementi mancanti per poter comprendere con precisione il significato.

E li possiamo vedere quegli strappi che, per bene siano stati eseguiti, suscitano sempre la medesima sensazione che si prova osservando degli animali impagliati al museo di scienze naturali. Un manufatto un tempo vivo che oggi manifesta la sua mortifera sussistenza.

Si perché gli affreschi vivono sui muri assorbono la luce, restituiscono forme e colori si illuminano al sole e si rabbuiano di notte. Respirano calce e aria, dalla loro superficie millimetrica traspare una profondità ancor più ampia di quella della muratura su cui insistono, vivono, invecchiano e degradano. Comunque vivono molto più di noi e sono li per raccontarci storie antiche, basta ascoltarli. Strapparli è come ammutolirli e metterli in formalina .

Noi restauratori  proviamo a farli vivere più a lungo ma nel rispetto della loro essenza.

 

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SilviaContiRestauroConservativo

Voce del verbo elencare

Madamina il catalogo è questo! …

Ragazzi siamo stati elencati!

Che effetto fa?

Pensavo diverso

Per i non addetti ai lavori: il Ministero ha fornito l’elenco dei restauratori dei beni culturali ai sensi dell’articolo 182 del D.lgs 42 del 22 gennaio 2004, così, dopo un ventennio di tragicommedia finalmente si sa chi è abilitato alla professione!

Clicca qui per accedere all’elenco dei Restauratori italiani

Io elenco, tu elenchi, noi elenchiamo, voi elencate, essi elencano, se fossimo elencati, se ci inserissero nell’elenco saremmo elencati, noi elencammo, loro elencarono … siamo stati elencati! (così, giusto per mostrare che i restauratori conoscono i congiuntivi)

Mi ha dato una strana sensazione, chissà forse perché l’effetto sorpresa era stato già vissuto con la prima comunicazione del 22 ottobre, comunque mi sono chiesta perché  e per cosa attendere tanti anni!

Una fredda tabella con nomi propri che, non avendo il benché minimo riferimento a spazio, tempo, stato, luogo o codice fiscale, potrebbe riguardare chiunque. Che ne so, l’elenco degli iscritti al corso di canottaggio, ecco forse quello!

Indubbiamente dobbiamo ammettere che un passo avanti, in direzione dell’evoluzione digitale, è stato fatto, siamo in ordine alfabetico!

Eppure dietro a quella fredda e noiosa  lista vi è un mondo di trepidanti emozioni, di attese, speranze, aspettative, scelte di vita, rinunce, gioie e dolori

Chi aveva titoli per entrarci dieci volte e chi si attaccava agli specchi per entrarci per il rotto della cuffia

Comunque sia, eccoci qua, ci siamo quasi tutti, si perché dopo anni di sceneggiate esclusioni, richieste di contro deduzioni, alla fine i numeri tornano e sono quasi sovrapponibili al numero di domande pervenute al ministero

Che strana cosa ci troviamo ad essere degli infanti, dei neofiti della professione, anche se la maggior parte di noi si trova ben oltre la metà della propria carriera professionale, pronti a varcare le soglie di un nuovo modo di svolgere la professione. Tutta lucente e cosparsa di nuvolette dorate

A volte temo sia un sogno

Infatti non è finita qui, pensavate fosse tutto a posto? … He no!  alle porte già si profilano nuove sceneggiate. Quelle dei prossimi ingressi nell’elenco, all’orizzonte una sanatoria, e ci troviamo tutti pronti ad affrontarla con i soliti e improbabili schieramenti. Tutti contro tutti. Ecco così mi ci ritrovo, ora vi riconosco!

Benvenuti, cari colleghi , di nuovo davanti a noi la nostra cara, vecchia realtà!

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SilviaContiRestauroConservativo

P.S. le immagini sono quelle di un vecchio articolo  di questo blog “albo dei restauratori , una questione culturale”, poiché si tratta della prosecuzione del medesimo discorso

 

 

Avviso ai naviganti

Avviso ai naviganti restauratori

Gentili colleghi,  allego di seguito l’avviso per la presentazione della manifestazione d’interesse per i lavori di restauro della torre civica di Lovere

AVVISO DI INTERESSE

… scade il 29.01.2019!!!

Chiunque volesse essere invitato alla gara d’appalto dovrà manifestare il proprio interesse alla stazione appaltante “Comune di Lovere, provincia di Bergamo” solo ed esclusivamente attraverso la Piattaforma SINTEL della Regione Lombardia al seguente link

Procedura cig  7762244662

…Mi auguro di cuore e che vinca chi ama l’arte e vive di restauro

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SilviaContiRestauroConservativo

 

È il 2019, ragazzi!

Accidenti il nuovo anno!

Tutto nuovo e lucente,

Risplende dei nostri sogni e delle nostre aspettative 

Perché l’anno nuovo non è altro che un segmento di tempo definito, del quale ancora non abbiamo vissuto un solo secondo, un’incognita che da adito alla speranza

E ci apprestiamo trepidanti come fosse un paio di scarpe nuove, cerchiamo di non infangarle sin da subito A piccoli goffi  tentativi ci addentriamo e proviamo ad essere migliori dell’anno precedente, con voce sottile chiediamo qualcosa di più rispetto all’anno precedente

E guardiamo gli oroscopi, soprattutto se son belli, se fan schifo abbiamo la fortuna di scordarli presto

Tutti abbiamo bisogno di un sogno sia che siamo esseri  perdenti che vincenti, sia che siamo umili che tracotanti. La via è fatta di piccole tappe di minuscole conquiste e nell’istante stesso nel quale  le agguantiamo già ce ne scordiamo, le archiviamo, le diamo per scontate e sentiamo la necessità di una nuova tappa di una nuova vetta di un nuovo sogno.

Onnivori divoratori di esperienze vitali!

Vieni avanti 2019. Ti consumeremo sino all’ultimo giorno, ti vivremo e anche se sarai crudele, probabilmente  ti sopravvivremo!

E, per non tradire la mia essenza di restauratrice … che possa questo nuovo anno portare una  più grande sensibilità per la conservazione del patrimonio culturale

Tanti Auguri di un felice 2019

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SilviaContiRestauroConservativo

 

Il Natale dei restauratori

Tanti Auguri di Buone Feste

 

Normalmente inizia così! Una frase che già nasconde il profumo di case in festa, luci, panettone e pranzi infiniti

Ma cos’è il Natale, a parte i significati religiosi, dal punto di vista antropologico non è che una reazione chimica, molto delicata e dal precario equilibrio, basta un nulla, una piccola variazione, una folata di vento, un variabile di troppo per rovinare tutto

Il Natale per i restauratori e per chi lavora nell’ambito dei Beni Culturali può nascondere mille e più risvolti imprevedibili

  Tanto per cominciare Natale è la data deputata per la consegna di qualsivoglia lavoro, non importa se lo hai cominciato a novembre. Consegna entro Natale, prima delle feste, prima della fine anno. Entro e non oltre Natale!

Come dei forsennati, ogni anno, ci si trova a terminare lavori e progetti entro Natale, per poi consegnarli oppure inviarli agli uffici competenti: comuni, regioni, soprintendenze, curie, parrocchie prima di Natale così da far felice la committenza ed onorare il contratto, pur sapendo che del tuo progetto, del tuo lavoro, nessuno avrà tempo di  accorgersi fino almeno alla metà di gennaio.

 Poi ci sono i bandi di gara pubblicati il 22 dicembre con scadenza il 7 gennaio. Il responsabile del procedimento è finalmente tranquillo, ha fatto il suo dovere, il sindaco ne sarà certamente felice, ma chiunque vorrà partecipare a quel bando avrà un netto di tempo di qualche ora per adempiere alle procedure e partecipare … praticamente una rocambolesca corsa contro il tempo.

 Infine ci sono i cantieri …  ti stavi aggirando per il cantiere con la maglietta leggera e pensavi: “vabbè ho tempo sino a Natale” e poi ti volti, addosso hai una stratificazione di abiti, pari a tutto il catalogo Quechua di Decathlon, il sagrestano sta addobbano le lesene che stai restaurando e Natale è alle porte. Un tuffo al cuore una fitta al pensiero, un irrefrenabile desiderio di fuga e la cruda realtà davanti a te … Oddio non ce la farò!!! Tranquillo ce la farai, ma quando tornerai a casa trascinandoti sui gomiti, ti aspetteranno tutti i festanti preparativi per il Natale.  Tanti Auguri … di buona sopravvivenza, collega!

Perché il concetto di Natale nasconde il pensiero recondito ma molto radicato nell’animo umano di “fine”, eppure  Natale è nascita e nuova vita. Forse per predisporsi al nuovo, nuova vita, nuova luce, nuovo anno si vuole finire tutto il pregresso. Ok ma noi siamo dediti alla conservazione pensiamo al nuovo, ma conserviamo il vecchio e qualche volta conserveremmo anche il vecchio anno … abbiate pietà di noi!

E non  vi è questione religiosa che tenga, che tu sia di religione ortodossa, cristiana, ebraica, induista, mussulmana, buddista, oppure ateo o agnostico, se vivi in Italia, la frenesia del Natale ti coinvolgerà  inesorabilmente

Tanti Auguri a tutti voi … resistiamo!

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SilviaContiRestauroConservativo

L’idea dei servizi per i Beni Culturali

In questo post vorrei parlare dell’idea, alla quale lavoro da qualche tempo. Mettere a disposizione dei servizi utili a chi lavora nel campo dei beni culturali. Una rete di professionisti che conoscono le problematiche del settore

L’idea parte dalla conoscenza diretta dei problemi che si possono incontrare lavorando nell’ambito professionale dei Beni Culturali, delle molte necessità che possono insorgere per poter lavorare al meglio e delle difficoltà intrinseche alla peculiarità della nostra professione.

    

Così ho unito una rete di professionisti che conoscono il settore e conoscono le problematiche annesse … dalla scarsità di risorse alla difficoltà di spiegare ogni volta le nostre “strane” esigenze

Ci siamo dati dei parametri per essere più efficaci :

Costi preventivati, possibilmente bassi, chiari e soprattutto certi

Niente sorprese, formuleremo un preventivo quindi l’utente potrà accettare o meno il servizio e qualora il servizio fosse complesso e prevedesse variazioni  ne verrà immediatamente ed anticipatamente informato in modo che possa decidere liberamente.

↓ ↓

QUESTA LA PAGINA DEI SERVIZI

Basta visitare la pagina www.silviaconti.it/servizi/ compilare il format e chiedere delucidazioni o preventivi

 

I VOSTRI PROBLEMI SONO ANCHE  NOSTRI, ASSIEME avremo più possibilità di RISOLVERLI

Per quanto mi riguarda ci metto il nome ed anche la faccia  e, come sempre,  farò di tutto per realizzare al meglio questo progetto

SilviaContiRestauroConservativo

Il dilemma della transitorietà

In questo articolo vorrei approfondire il tema del restauro, ovvero della conservazione di quegli apparati effimeri nati per essere temporanei.

Accade spesso nel campo del restauro di trovarsi a conservare ciò che  era nato con la vocazione istantanea della transitorietà

Eppure noi restauratori e con noi i conservatori, non possiamo resistere. Contro ogni rigore ideologico andiamo i direzione opposta ai dettami dell’arte, contro la volontà dell’artista, a volte contro le leggi della fisica e ci intestardiamo a conservare tutto, ma proprio tutto

I casi sono molti; Stendardi processionali, scenografie, apparati effimeri per celebrazioni religiose o civili, opere d’arte contemporanea nate per essere transitorie o dichiaratamente distrutte, pensiamo ad esempio alla “eat Art”… Arte da inghiottire? Non ve la lasceremo mangiare ma correremo come pazzi per metterla sottovuoto o in chissà quale liquido mortifero e antibatterico . Per non parlare delle opere cartacee; piccole  pubblicazioni, libelli, appunti tutto rigorosamente da conservare!

Da un punto di vista ideologico, in questi casi specifici, l’atto del restauro è in dichiarata antitesi con l’essenza dell’opera ma è del tutto funzionale al tramandare il pensiero di un’epoca nel tempo

Spesso l’analisi ravvicinata di un opera stessa consente di intravedere la sua intrinseca prospettiva di vita e, se è del tutto chiara l’intenzione di un affresco, di un dipinto su tavola o di una scultura di voler durare il più possibile nel tempo. Questo è meno palese in opere effimere come gli apparati decorativi su carta i grandi dipinti a tempera ed altre svariate opere.

Eppure in quelle opere transitorie vi è l’essenza della vita quotidiana, del pensiero comune, vi è il respiro di un epoca. Vi sono gli affanni per i problemi economici, le banalità quotidiane ed i sogni.

Pensiamo a quello che ci comunicano le scritte vandaliche accuratamente conservate a Pompei, ci hanno consentito di comprendere lo spirito della vita di quel periodo, molto più efficacemente di quanto avrebbe potuto fare una grande e fiera scultura equestre

Quindi non c’è nulla da fare, nessuna teoria e nessun pensiero artistico o filosofico ci convincerà mai a lasciare che queste fragili opere possano durare un giorno in meno di quanto potremmo garantire con il nostro lavoro

Questo articolo mi è stato ispirato da un intervento che sto attuando in questo momento, un soffitto in carta dipinta su supporto in tela dell’Accademia di Belle Arti Tadini, al quale presto dedicherò un articolo

 

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SilviaContiRestauroConservativo

 

L’ “Addio monti” nel restauro

Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendio, come branchi di pecore pascenti; addio!  …”

Così scrisse Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, uno dei brani più famosi dell’intero romanzo detto semplicemente “Addio monti”. Famoso perché racconta di un sentimento diffuso, quello che tutti provano, nel momento in cui si allontanano da un luogo amato e al quale sono legati in modo profondo

Vi state chiedendo quale relazione possa mai avere questo brano della più classica letteratura con il restauro, ebbene nulla è più calzante di questo scritto con il momento in cui un opera restaurata viene riconsegnata al mittente

È un momento difficile che solo i restauratori possono descrivere. Anzi, forse è meglio che non lo facciano!

Nulla di più distante dalla razionalità e dal senso di opportunità. Nulla di cui si possa parlare con altre persone, con altre categorie professionali, senza sentirsi addosso un paio di occhi sgranati Insomma una piccola follia tutta nostra che è meglio tenere celata

Il lavoro è finito, tutto è andato per il meglio, sarebbe giunto il momento di raccogliere proventi e quel pizzico di gloria … eppure, riguardando bene l’opera, forse manca qualche ritocco e, certamente attendere che la vernice stabilizzi sarebbe la cosa più giusta. Qualche volta siamo disposti a fare la figura di chi non rispetta i tempi e chiediamo un poco di tempo in più

 Non importa se si tratti di un cantiere, di un dipinto o di una sedia; il distacco dall’opera con la quale si sono passati giorni, settimane, mesi a volte anni è sempre  faticoso

Se si tratta di piccole opere, ormai sono divenute parte dell’arredo del nostro studio o del nostro spazio vitale, con le sculture ci parliamo, nei cantieri ci viviamo. E, a forza di viverli e viverci, sentiamo la loro voce e, non ci sentiamo neppure pazzi!

Pare strano ma è proprio insito nel fatto che si passino molte ore con l’opera che spesso consente di sondarne le caratteristiche tecniche e costitutive più recondite. Di comprendere a fondo cosa sia originale e cosa no, dove sia l’origine del degrado, quali le cause. Altre culture la potrebbero chiamare meditazione, concentrazione

Guarda caso i lavori fatti in fretta hanno più probabilità di presentare problemi, forse perché non c’è stato il tempo di connettersi con l’opera e comprenderla nel profondo? Forse si!

Infine chiudere un cantiere, concludere un lavoro di restauro, chiude una parentesi di relazioni, quelle che si erano stabilite per l’esecuzione dei lavori, con la committenza, i funzionari di zona, colleghi, fornitori siano essi di materiali o di caffè … insomma Manzoni, ha scritto l'”addio monti” per noi e non lo poteva sapere

Qual’è stato il vostro addio? ditelo nei commenti

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SilviaContiRestauroConservativo

 

La nevrosi del filo a piombo nel restauro

Vi state chiedendo cosa sia mai la nevrosi del filo a piombo?

È una diffusa patologia che colpisce gli organi sensoriali di progettisti ed  operatori in ambito architettonico ed è ben tollerata, anzi auspicabile, sino a che si estrinseca nei casi di progettazione dei grattacieli o delle villette a schiera con cappotto termico in polistirolo espanso. I problemi, anche gravi, insorgono nei casi in cui la patologia si manifesti in ambiti di restauro architettonico. In quel contesto specifico può avere  effetti terribili, ma non per gli operatori che ne sono affetti, bensì per i beni sottoposti alle loro attenzioni!

È quella deviazione per cui ogni superficie dell’architettura, nei suoi rapporti intrinseci di piani e volumi, debba essere perfettamente lineare, ortogonale, parallela o perpendicolare

Linee dritte come saette che uniscono la sommità della copertura sino al piano di calpestio. Fughe prospettiche che paiono lame di coltelli, pareti piatte come lastre di vetro. Ci sono si anche angoli che non siano a novanta gradi, certo che sono ammessi. Quarantacinque, trenta? Ma che siano precisi!

Bene, direte voi, qual’è il problema? L’architettura è fatta da piani e volumi che si intersecano lungo linee parallele e ortogonali tra loro

Vero, ma se guardiamo con attenzione l’architettura storica, anche la più precisa e geometrica come quella di Palladio, ad esempio,

noteremo che le superfici non sono piattissime, gli spigoli non sono vivi, i raccordi tra modanature e sotto squadri non sempre sono a novanta gradi. Tutte le superfici, quelle antiche originali, se le guardate con attenzione, hanno delle minime imperfezioni. Le ampie pareti hanno impercettibili avvallamenti, gli spigoli hanno linee che curvano e si arrotondano anche se minimamente e non era solo per la tecnica o la tecnologia mancante all’epoca, ma era una scelta di gusto e la dobbiamo rispettare.

Ora, se il progettista o l’operatore dell’architettura si trova ad intervenire sulle superfici siano esse di intonaco o stucco di un bene architettonico storico e, per via della sua nevrosi del filo a piombo ci raddrizza ogni imperfezione. Il risultato sarà terribile. La nostra chiesa o il nostro palazzo assumerà l’aspetto di una qualsiasi villetta a schiera dell’hinterland delle nostre città, (fatto salvo la differenza dimensionale)

Ciò che ci fa innamorare dell’architettura storica e che la rende unica rispetto agli edifici contemporanei sono quelle minime imperfezioni delle sue superfici, che nulla tolgono alla grandiosità dell’opera, semmai la rendono unica e irripetibile. Rendere rettilineo tutto quello che si trova, corrisponde a soffocare un bene architettonico, a togliergli respiro, espressione e vita

Oh voi che potete, curate quella mortifera malattia della nevrosi del filo a piombo o nulla della nostra architettura antica si salverà!

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SilviaContiRestauroConservativo

Vergogna?!

Piccola digressione su di un termine lessicale molto ricorrente nel nostro periodo storico …”Vergogna”

Vergogna. Termine del tutto applicabile e calzante al mondo del restauro, quel mondo ben noto a me, ai miei colleghi restauratori e a tutti quelli che a vario titolo si occupano di restauro. Il mondo dei beni culturali lasciati deperire, delle procedure burocratiche lasciate ad ammuffire e dei professionisti per modo di dire

Tutto una vergogna, comportamenti vergognosi, vergognati! Dovreste vergognarvi … e coì via. Non vi è giorno in cui all’apertura di giornali e social non si trovino almeno un paio di “Vergona!” già dalla prima schermata, applicata a qualsiasi ambito dello scibile umano

Non so come ma sto maturando degli anticorpi alla parola vergogna. Eppure la vergogna è un sentimento che tutti proviamo, quando sentiamo le gote infuocarsi e vorremmo tanto sprofondare di qualche centinaio di metri sotto alla crosta terrestre, ecco quella è la vergogna

Ma temo che in questo periodo storico abbia perduto il suo significato, si sia svuotata. Pronunciarla con sdegno o  farla tuonare non cambia lo stato delle cose. È diventato un mantra , un grido di guerra “Vergognati! Vergognati tu!” e nessuno, proprio nessuno più, prova vergogna per se, pensa solo che la dovrebbero provare gli altri, ma questo vale assai poco! Direi che è un esercizio sterile tra esseri simili

Penso che sarebbe molto più  auspicabile utilizzare di meno la parola vergogna e provare a sentire nel profondo cosa significhi. Le dinamiche del pensiero hanno meccanismi e motivazioni complesse, cercare di comprenderle potrebbe tutelarci all’abboccare ad un grido di guerra qualsiasi.  

Rispolverare il rispetto avrebbe un significato ed un effetto sociale maggiore!

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SilviaContiRestauroConservativo

 

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