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Il nodo del Restauro – Vademecum per il committente 1

In questo articolo, anziché parlare da restauratrice per restauratori proverò a parlare da restauratrice per i committenti del restauro. Ho provato a mettermi dall’altra parte, dalla parte del committente e, devo ammettere, il panorama è tutt’altro che semplice.

Ho verificato che non dev’essere cosa facile affacciarsi alla selva degli adempimenti richiesti in caso di restauro da “non addetto ai lavori” e, in caso di manufatto non sottoposto a vincolo dev’essere comunque un bel guaio approcciarsi alla scelta tra la selva di professionisti … e non. Scegliere chi possa fare al caso proprio  e soprattutto distinguere e scegliere tra un intervento conservativo da un intervento mascherato da restauro. E questo vale sia per il committente privato che per lo studio di progettazione. Un vero e proprio nodo da districare

La via del restauro appare la più tortuosa soprattutto se raffrontata a quegli interventi molto diffusi e che mostrano sempre il loro lato “fast & cip”: una settimana e la tua casa splenderà come nuova, niente polvere, niente autorizzazioni, pochi soldi … che altro si potrà mai desiderare ?! Ma la realtà dei fatti è piuttosto distante anche dagli interventi veloci e indolori che normalmente tendono a mostrare l’altra faccia della medaglia entro breve tempo

Proverò a dare dei semplici spunti  affinché chi si approccia in qualità di committente, alla disciplina del restauro, possa distinguere e scegliere più agevolmente 

Le priorità: In primo luogo è utile stendere un elenco di priorità. Analizzare ciò  che si vuole restaurare  in relazione alle altre azioni necessarie o circostanti. Mi spiego meglio, ad esempio la parte di restauro di una facciata nel complesso di un a ristrutturazione più ampia, oppure il restauro del libro storico in relazione ad altre spese necessarie per l’adeguamento degli spazi circostanti. Quindi collocare il restauro desiderato in un elenco di priorità. Stendere un elenco da 1 a 10 e compilarlo. Se il vostro restauro sta tra la posizione 7 e 10, lasciate perdere. Se lo collocherete  tra il 4 ed il 6 potete pensare di affrontare l’avventura. Se il restauro sta tra le prime tre posizioni … non attendete oltre, cominciate a cercare i professionisti!

Fermi! Se temete di non avere fondi sufficienti per realizzare un restauro evitate gli interventi sostitutivi. Del tipo : “chiamo il muratore, l’imbianchino o il falegname anziché il restauratore”… piuttosto di fare male non fate nulla! Oppure scegliete un intervento di messa in sicurezza e attendete tempi migliori. Un qualsiasi intervento inadeguato potrebbe compromettere per sempre il vostro bene storico

I costi: Spesso il restauro conservativo costa meno di quanto non si possa immaginare,  semplicemente non lo si considera una priorità.  Proverò a fare un esempio, mentre ognuno è tranquillamente preparato a spendere decine di migliaia di euro per l’adeguamento di un impianto elettrico o la nuova serranda del garage e non si stupirà certo delle richieste connesse a tali lavori. Salterà sulla sedia non appena il restauratore del legno chiederà un paio di migliaia di euro per il restauro della cassapanca della nonna. Eppure basterebbe abituarsi all’idea del restauro come un atto dovuto agli oggetti che amiamo, che richiede tempo, materiali e competenze e che si, per loro natura hanno un costo!

I professionisti: Nel restauro come in tutte le altre discipline esistono dei professionisti che per giunta possono avere specializzazioni a seconda del bene materiale di cui si occupano. Potrete trovare specialisti dei dipinti e quelli della carta, quelli del legno, degli intonaci, della pietra, dei metalli e così via. Ma spesso pare una disciplina unica, confusa, vagamente nebulosa e molto distante dalla realtà. Per questo motivo si tende a cercare il “sostituto” del restauratore in una figura che paia più gestibile e alla portata di tutti. Il sostituto può essere il falegname … “così bravo che può restaurare” o l’orologiaio che potrà certo dare una lucidata all’antico pendolo di casa, e così via. Ma queste scelte, seppur rassicuranti in prima istanza, potrebbero rivelarsi il passo falso che genererà di seguito  problemi di conservazione dei manufatti artistici. Letto per esteso è un pensiero che pare assurdo, nella stessa misura in cui nessuno dotato di senno, farebbe sistemare la caldaia da un muratore o il tetto all’elettricista. Tuttavia  si rileva come persistente, un affannoso e diffuso tentativo di trovare i sostituti ai professionisti del restauro soprattutto tra i privati ed i progettisti che lavorano per i privati.

Così per gioco provate a cercare i professionisti, parlategli chiaramente delle problematiche, si sa mai che si trovino  delle inaspettate soluzioni nonché delle piacevoli sorprese!

 

Questa è la prima parte dei consigli per i committenti del restauro … a presto le prossime puntate

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SilviaContiRestauroConservativo

Auguri Natale 2019

Ecco le feste!

Natale per i cattolici, Channuka per gli ebrei: più o meno corrispondono. Corrispondono al solstizio d’inverno quando la luce del sole raggiunge il punto più basso e da lì riprende a crescere, una nuova era, una nuova luce e nuova speranza, ogni anno. Così  ci si ritrova avvolti da una coltre di irreale misticità. Diviene più spontaneo, quasi necessario rivolgersi ad un entità superiore, al proprio Dio, rivolgere il proprio pensiero per chi soffre e rivolgerlo a se stessi. Diviene  lecito chiedere e persino sognare … Ed è uno dei pochi momenti dell’anno in cui gli adulti se lo possono permettere!

E, per restare in linea con le tematiche del blog, dove ci si occupa di restauro …  cosa sogna un restauratore, cosa un estimatore del restauro

Il restauratore sogna certo di riuscire a consegnare il lavoro per Natale, delle nuove spatole a foglia d’ulivo forgiate a mano e, il più intrepido una nuova auto … per caricarci un intero cantiere!

Un amante dell’arte ed estimatore del restauro sogna di poter viaggiare e vedere altre opere e altre nuove città 

Ognuno di noi sogna nuovi interventi di recupero del patrimonio storico artistico

Quindi il mio augurio:

Che vi sia Nuova e più profonda coscienza civile nella conservazione dei Beni Culturali e nuovi importanti restauri per tutti, per chi li esegue, per chi se li godrà … un desiderio a scelta per chi ha altro per la testa!

 

 

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SilviaContiRestauroConservativo

Restauro – Elogio della complessità

Ogni giorno viviamo vite complicate, in società complesse dove ogni evento ne genera altri dove ogni adempimento ne prevede consequenzialmente altri, collegati, generati o concatenati che siano.

Non troviamo il tempo per il pensiero creativo  perché la priorità va data ai pensieri banali di sopravvivenza, quelli che generano ansia per partenogenesi,   eccone un esempio: “entro il 32 di dicembre vanno presentati i modelli F91, G45 ed M99: Al fine di presentare il modello M99 vanno precedentemente compilati gli allegati ae e oa. Che,  come tutti sanno,  devono essere presentati entro il sesto mese dell’anno precedente l’ultimo anno di riferimento. Possono essere presentati per invio telematico previa iscrizione, a pagamento, alle tre piattaforme info pratiche. Per i modelli F91 e G45, munitevi di lente d’ingrandimento e leggete le note a piè pagina e se non riuscite sarete sanzionati. Chiaro no!”

Per porre rimedio alle complicanze della vite complicate, vuoi per sopravvivenza vuoi per la pia illusione di fornire un servizio, esistono una moltitudine di strumenti di semplificazione: , associazioni, assicurazioni, commercialisti, startup, piattaforme, eccetera, eccetera.

Ma …lasciate ogni speranza o voi che entrate! Entro breve tempo, questi strumenti di semplificazione, diverranno a loro volta fonte di ulteriore complicazione.

Per ognuno di questi strumenti di semplificazione vi verranno chieste, iscrizioni,  adempimenti entro il, non oltre il, ma solo dal. Una rete di servizi dei quali non potremmo fare a meno ma dei quali non potremo liberarci.

Solo la politica si carica di banalizzazioni, semplifica e “rende tutto facile”, ma questa è un’altra storia.

Cosa c’entra il restauro con tutto ciò? Il restauro c’entra , sempre!

 Già, perché il restauro con la complicazioni ci sguazza. Il restauro è una disciplina complicata per definizione.

Chi pratica la professione del restauro sa cos’è la complessità, ci va a nozze. L’alta soglia di attenzione, le fasi e le priorità da seguire con cura; desalinizzare prima di consolidare, consolidare prima di stuccare, far rigonfiare la colletta prima di scaldare,  analizzare, stabilire le percentuali in base alle varianti … ecc, ecc

Ecco, chi si occupa di restauro con la complessità non ha problemi. Calcolare le variabili, mettere in sicurezza, mantenere la massima soglia di attenzione, garantire l’applicazione di ogni regola, trattenere il respiro ad ogni fase, è cosa di ogni giorno

Non teme neppure il fallimento, perché a volte accade che dopo aver applicato tutte le regole, aver congetturato ogni probabilità, l’opera d’arte ti faccia capire che, no, non ci avevi azzeccato e quella pulitura non funziona completamente, quel consolidamento non è del tutto efficace. E allora via daccapo con pazienza e “attrezzi” rimediati da altre discipline a provare a risolvere i rompicapi che i manufatti antichi si divertono a sottoporci ogni giorno

Chi si occupa di restauro non teme le complicazioni e le discipline rigorose ma non può rinunciare al pensiero profondo, alla riflessione. Analizzare, studiare  questa fase propedeutica e formativa dell’osservazione del manufatto, delle ipotesi,  della comprensione delle circostanze storiche.

 Il restauratore convive tranquillamente con la vita complicata, se solo non ci togliesse il tempo di respirare, di riflettere e di ammirare

Ammirare con il naso in su le guglie di una chiesa, sfiorare una scultura, toccare un intonaco Ma, quando ti fermerai per ammirare un opera, un dettaglio, troverai subito qualcuno che interrompe il tuo momento mistico per venderti un abbonamento ad una fantomatica piattaforma informatica o un opera benefica

 Gli aspetti complicati di ogni evento sono il sale della vita, uno stimolo alla risoluzione dei problemi, una modalità per allenare l’intelletto. Le “cose semplici” non esistono, neppure in natura, chiedete ad un sasso quante ere geologiche ha vissuto per divenire tale e quanta chimica e fisica racchiude in se.

Esiste la banalizzazione dei sistemi complessi, ma questa è un’illusione!

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SilviaContiRestauroConservativo

Un caso strano

In questo articolo vorrei parlare di un caso atipico sotto il profilo delle tecniche di conservazione.

Premesso che la storia del restauro si è costituita attraverso una moltitudine di prove e tentativi più o meno empirici.

Per una sorta di legge della selezione naturale, i tentativi falliti restano nel dimenticatoio mentre quelli riusciti si trasformano in tecniche di restauro … ecco questo caso è insolito perché ben riuscito ma assai poco diffuso!

Un caso strano di strappo di affresco rivoltato e fissato su di un supporto metallico

Tempo fa scrivevo della mia avversione agli strappi e nel profondo dei miei pensieri resto contraria a tale pratica, capace di  decontestualizzare l’opera, come un colpo di spugna o un’amnesia crudele! Tale da far perdere in un baleno parte della storia di un’opera, memoria della collocazione e delle ragioni, seppur ipotetiche, che possano aver indotto pittore e competenza a realizzarla.

Eppure, come spesso accade, mi ritrovo a causa di forza maggiore  ad approfondire l’argomento detestato, trovandomi dinanzi un caso particolarissimo.

Si tratta di uno strappo di affresco rivoltato su di un supporto in lamina metallica. La tecnica esecutiva è subito apparsa tanto insolita quanto straordinariamente affascinante.

Supporto in lamiera metallica

Lo strappo appare ben fatto ha asportato la superficie pittorica e circa tre millimetri di intonaco. L’adesivo utilizzato per far aderire lo strappo al supporto è un mix di colle animali, sottilissimo, quasi privo di corpo, ma straordinariamente efficace. Non si è persa la morfologia superficiale dell’intonaco e, salvo alcuni distacchi localizzati mantiene un grado di adesione al supporto straordinario

Il dipinto è collocato in esterno e, nonostante le intemperie e le ridipinture si è conservato molto bene. Non vi è certezza sulla provenienza ma io propendo per l’ipotesi di uno strappo effettuato in un vicino convento di clausura. Lo strappo potrebbe risalire alla fine dell’ottocento

Dalle immagini a luce radente si possono notare le imperfezioni dell’intonaco conservate dallo strappo ed una piegatura dello strappo, da ricondursi ad una fase di lavorazione transitoria

   

Dipinto prima e dopo il restauro

      

Avete raccolto altre esperienze di affreschi ricollocati con tecniche insolite? Scrivetelo nei commenti

 

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Silvia ContiRestauroConservativo

 

Storia di un amore primordiale, restauratori e ponteggi

In questo articolo vorrei parlare dei ponteggi, della loro storia e del rapporto, stretto ma non sempre idilliaco, tra i restauratori e le opere provvisionali

Chiunque si occupi di restauro e, non specificamente nelle categorie “da laboratorio”. si troverà prima o poi  coinvolto nel complesso rapporto di odio ed amore con il ponteggio.

Il ponteggio costituisce quella complessa forma provvisoria di elementi modulari che consentono di raggiungere l’opera d’arte ed eseguirne il restauro.

Si suddividono grossomodo in due tipologie quelli che avvolgono e racchiudono l’opera d’arte, come nel caso di facciate esterne o monumenti. E quelli che  ne sono contenuti come nelle volte delle chiese

Il sentimento  di insofferenza che viene maturato dai restauratori nei confronti del ponteggio è presto descritto; Difficilmente il ponteggio, studiato per l’edilizia, risponde alle esigenze del restauro per cui diviene scomodo e faticoso. Nonostante le accurate e cavillose  normative è spesso pericoloso e, delle “zuccate” che ogni operatore del settore ha sentito risuonare nella propria testa … si è da tempo perduto il conto!

Ma parliamo ora dell’aspetto amoroso! La parte affascinante, che fa scattare la scintilla d’amore  sta in quella specifica caratteristica che consente di raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili e nel contempo crea delle nuove, illusorie, temporanee quanto improbabili ambientazioni! Viste mozzafiato e anfratti magici. In buona sostanza diviene ciò che quasi tutti i bambini hanno sognato almeno una volta nella vita, la casa sull’albero! Esclusiva e inaccessibile! E per ogni restauratore il ponteggio costituisce il suo personalissimo insediamento strategico!

Il concetto che noi abbiamo ora acquisito di ponteggio è parecchio dissimile da quello diffuso nei secoli passati, ma in realtà sino a pochi decenni addietro. Il ponteggio esiste da che esiste l’architettura, certo non nell’accezione moderna. Nell’antichità era spesso costituito da un castello ligneo su piccole ruote piene, anch’esse lignee o di pietra.

Semplici quanto incredibili sistemi di leve e corde erano utilizzate per issare i grandi conci che costituiscono i templi

 

Per secoli il ponteggio è stato un’impalcato ligneo costruito e  fissato nelle giunzioni con chiodi e corde e soprattutto infisso nel muro in quelle che in gergo tecnico si chiamano “buche pontaie” che possiamo tranquillamente individuare in molti degli edifici storici che ci circondano

dentro a questi alloggiamenti che poi sono destinati ad essere  ricoperti e mascherati dall’intonaco, venivano infissi i travi orizzontali, mentre quelli verticali poggiavano a terra. Struttura principale sulla quale si reggeva l’intero impalcato di assi e collegamenti

 (si veda questo esempio di ponteggio settecentesco in questa stampa, in vendita dalle casa d’aste Pandolfini )

Tutt’oggi nei paesi nordafricani e africani si eseguono ponteggi con elementi lignei che vengono fissati agli incroci con corde bagnate, che grazie al clima molto caldo e secco si essiccano rapidamente stringendo saldamente il legname

 (Ponteggio Egiziano contemporaneo)

I nostri ponteggi, quelli che pensiamo siano sempre esistiti, nascono da un’idea dell’Ing. Ferdinando Innocenti ,  brevettata nel 1935, che ebbe la grandiosa intuizione di studiare un giunto mobile per fissare i tubi della ditta Dalmine, che detto per inciso, fino a quel momento servivano solo per incanalare e trasportare fluidi. Da questa idea nacque  la più flessibile e geniale modalità di costruzione di impalcati temporanei, versatili e resistenti. Tutt’oggi insuperata

Da lì nasce il nostro ponteggio detto giunto-tubo, il resto sono evoluzioni dell’idea primordiale come il ponteggio fisso prefabbricato a “cavallette” comunque compatibile con il sistema giunto tubo, piccole intuizioni, limature e aggiustamenti, soprattutto normativi.

Anche il versante normativo che … tranquilli, non intendo trattare in questa sede, sotto il profilo storico evolutivo riserva molte sorprese. Il primo vero impulso per la normativa in materia di sicurezza e quindi di ponteggi, arriva con l’applicazione del Trattato di Roma del 25 marzo 1957. che, manco a dirlo, in Italia trova la sua attuazione, con tutta calma, nella prima vera normativa del  12 giugno 1989 nella la famosa legge n. 89/391/CEE, seguita dall’altrettanto nota legge 626 del 1994

Proviamo a pensare  per esemplificare che, sino a quella prima normativa del 1989,   il posizionamento di scale tra un piano e l’altro era del tutto inusuale e non specificamente imposto da nessuna normativa. Per cui sino al 1989 il passaggio da un piano all’altro del ponteggio poteva essere effettuato si mediante scale, ma solo per i cantieri più sofisticati. Per la maggior parte era fatto mediante arrampicata libera, cosa che oggi è del tutto impensabile . 

Anche i piani o impalcati non erano in lamiera regolare come oggi siamo abituati a vedere, bensì di tavole lignee che spesso si differenziavano tra loro per lunghezza e spessore che non era strettamente necessario legare o fissare in alcun modo e, sino all’affermarsi della normativa 626, furono largamente utilizzati i pannelli multistrato da cassaforma

Chi tra i restauratori ha maturato qualche anno di esperienza potrà certo ricordare improbabili e tremebonde strutture chiamate impropriamente ponteggio e diffuse in tutta la seconda metà del ‘900, quelli per cui era necessario accomandarsi a  tutti i Santi del Paradiso nonché  agli Dei dell’Olimpo per mantenere salva la pelle. E coloro i quali sono sopravvissuti ai ponteggi degli anni 70 e 80 del ‘900 è fondato pensare che siano dotati di segreti poteri , dei super poteri!

 

 

Testi e immagini (tranne la stampa di Pandolfini)

 

SilviaContiRestauroConservativo

I simboli nell’arte – Il nodo Gordiano

In questo articolo vorrei parlare di uno dei simboli che popolano le raffigurazioni artistiche, il nodo Gordiano

È un elemento di estremo interesse, che spesso, proprio per le sue caratteristiche estetiche, si maschera tra gli apparati decorativi di contorno, quasi fosse un motivo ricorrente, come tanti altri.

In realtà il nodo di Gordio ha una storia antichissima e dei significati profondi che, a seconda dei periodi storici, hanno assunto specifiche inclinazioni semiotiche. Per questo quando ne vediamo alcuni nelle raffigurazioni è utile pensare al contesto storico e sociale e provare a capirne il significato profondo. I simboli che permeano le opere d’arte costituiscono un universo parallelo di messaggi  più o meno reconditi

Iniziando dalla mitologia, Gordio era un Re della Frigia, ma prima di essere re, la leggenda vuole che fosse un contadino  a cui Zeus, sotto forma di oracolo di Sabazio, posandosi sul suo aratro nelle forme di un’aquila diede un segno (segnale). Lo stesso Oracolo anni dopo, indicò alla città rimasta sguarnita di Re di eleggere il primo uomo che accedesse al tempio con un carro. Gordio arrivò con il carro e fu Re!

Fondò una città con il suo nome. Il suo carro rimase legato all’acropoli con un  nodo impossibile da districare. Tant’è che il mito dice che chiunque fosse riuscito a sciogliere tale nodo sarebbe divenuto dominatore dell’Asia. Tutti sanno che vi riuscì Alessandro Magno nel 333 a.c. che risolse il problema recidendo nettamente con la spada l’indistricabile nodo di Gordio.

 (immagine Sala espositiva neogotica della Galleria Accademia di Belle Arti Tadini)

Il  nodo Gordiano, come accennato sopra, assume nel tempo significati diversi seppur tutti vicini al concetto primordiale di legame. Inizialmente il nodo indistricabile viene declinato nella raffigurazione della situazione irrisolvibile, se non in modo cruento e deciso come un colpo di spada.

Ma è facile pensare a come il nodo indistricabile di Gordio abbia assunto significati  di unione indissolubile, di forza e resistenza. Utilizzato da re e potenti, da corporazioni, religioni sino alle confraternite e perfettamente calzante alla simbologia massonica di tutti i tempi.

Lo troviamo come espressione simbolica di ogni cultura, in ogni latitudine; dai Greci ai Celti, dall’oriente all’occidente

Il nodo Gordiano varia nel tempo anche dal punto di vista della raffigurazione partendo dal più semplice trilobato, che ricorda i brezen, sino a quelli multipli e più complessi

Così quando capita di osservare un’opera d’arte che sia essa una partitura decorativa a fresco, un mosaico, una scultura o una stampa e scorgete un decoro annodato come il nodo Gordiano, proviamo a pensare al contesto, ai committenti, oppure all’artista, alla confraternita che eventualmente lo sosteneva e forse avrete qualche indizio utile per ricostruire dei significati che i simboli ci mettono davanti agli occhi ma in modo che vengano compresi solo da coloro i quali avranno gli strumenti per comprenderne il significato recondito.

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SilviaContiRestauroConservativo

L’ossessione del restauro

In questo articolo vorrei parlare di una anomala tipologia di soggetti che poco o nulla hanno che fare con il restauro ma ne sono ossessionati; lo amano, lo adorano, lo agognano e, nonostante il tempo che passano ad occuparsene … non sanno esattamente cosa sia!

… ma non importa loro parlano di restauro, emettono teorie e dogmi sul restauro, sono protagonisti di video e interviste sul restauro, promuovono il restauro e purtroppo, qualche volta riescono anche a farlo … e qui cascano gli asini, i santi e le mandibole degli astanti!

Più o meno a tutti coloro i quali hanno a che fare con il mondo dell’arte e dei beni culturali è capitato di incontrarne, solitamente  suscitano qualche sorriso di simpatia agli addetti ai lavori che, a loro volta, non  comprendono appieno le potenzialità dei soggetti in questione

Vorrei delinearne il ritratto perché spesso, sotto le mentite spoglie di appassionati di restauro, anche loro malgrado costituiscono un potenziale pericolo per il patrimonio e … imparare a riconoscerli è il primo e più importante antidoto

L’ossessionato del restauro si presenta come un gioioso invasato che non appena vede dei lavori in corso comincia a ronzare nei dintorni, attratto come un ape dal miele,  si insinua nei cantieri, si arrampica sulle recinzioni sino a giungere al lavoratore di turno, meglio se restauratore  e vi si presenta, non con il proprio nome ma con frasi del tipo: “anche io sono esperto di restauro!”

 La qualifica di esperto o appassionato di restauro arriva prima dell’identità e questo deve far suonare il primo campanello d’allarme!

L’ossessionato dal restauro non è intenzionato ad approfondire la materia, comprenderne le ragioni ed acquisirne le tecniche, assolutamente no, è perdita di tempo per somari del restauro. L’ossessionato del restauro  preferisce carpire qua e la qualche termine tecnico e passare direttamente all’insegnamento! E potersi ergere ad insegnare ai professionisti, “beccandoli” in loro presunte manchevolezze, costituisce per lui il sommo godimento

 Chi  insegna il restauro senza essere un professionista del settore fa squillare  il secondo campanello d’allarme!

Invocando una banale psicologia da quattro soldi possiamo notare che l’ossessionato del restauro è alla ricerca di  una “legittimazione” e la cerca avvicinandosi e creando contatti con i professionisti del settore. Una volta che riterrà di averla ottenuta, procederà a mettere mani in ambito del restauro, senza coinvolgere minimamente i professionisti che in un primo tempo aveva stalkerizzato. Così nascono la maggior parte dei tremebondi “self made man and woman” della nostra professione, ai quali dobbiamo aggiungere  gli ossessionati tecnici… 

Già i tecnici …  qualora, per accanimento divino, uno di questi ossessionati dovesse essere un tecnico tipo architetto, geometra o ingegnere, il dilagare dei lavori eseguiti da non addetti ai lavori potrebbe divenire esplosivo.

Poiché l’unica finalità dell’ossessionato del restauro è mettersi in mostra attraverso il restauro e … avere contatti con professionisti, capirete bene che potrebbe significare perdere l’agognata gloria. Così preferisce avvalersi di improvvisati quanto lui!

...Ecco quando un tecnico è anche invasato del restauro suona il terzo camp… anzi no rizzate le orecchie, tendete le vibrisse e … datevi a gambe!!

 

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SilviaContiRestauroConservativo