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Genova, preghiere e speranze

Oggi voglio pensare ad una preghiera, comune a tutte le credenze religiose, per la martoriata città di Genova. Affinché una speranza, una nuova speranza dia vita ad un cristallino e disinteressato amore per il bene comune, quello della nostra povera Italia 

Perché costruire edificare e, più genericamente svolgere con ineccepibile correttezza il proprio lavoro torni ad essere il fondamento di rinascita della società.

La nostra società è  oggi asfittica e decadente . Quando rivolgo il mio pensiero a certe espressioni  dell’Italia contemporanea, mi torna alla mente Sembran fére d’avorio” la poesia di Anton Maria Narducci sui pidocchi della donna amata!

Mi occupo di restauro di opere d’arte , questo blog si occupa di restauro  e non di statica delle strutture ingegneristiche. Ciò nonostante  il crollo del ponte  di Genova  mi induce  pensieri e riflessioni sul lavoro in genere su come si svolge e su chi lo svolge

Sui talenti e sulle capacità spesso frustrate

Sui valori, sull’etica e sulla morale, argomenti che ai più possono suscitare un sorriso di compatimento. Ma sarà attraverso la correttezza professionale, di ogni professione, che il nostro paese potrà riprendere forza e solidità 

Fare bene il proprio lavoro deve tornare a dare una soddisfazione superiore all’appropriazione indebita. L’appropriazione indebita, sia essa di lavori, incarichi, prebende o denaro deve tornare nella sfera dell’illecito

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SilviaContiRestauroConservativo

 

Avverso l’antico splendore

Restauro – antico splendore è diventato un assioma: chi non associa questi due vocaboli alzi la mano.

Già, pare proprio che dove ci sia  un restauro, debba esserci l’antico splendore

Personalmente credo sia una moda.

 Più esattamente fa parte di quelle parole o frasi che si diffondono a macchia d’olio in dati periodi, che hanno per così dire, “fortuna critica”. Frasi, locuzioni, parole, modi di dire che, in corrispondenza alla massima diffusione della loro forma verbale, si svuotano di contenuto. O meglio si caricano di un contenuto onnisciente significano tutto e nulla. Si diffondono a tal punto da essere utilizzate  in ogni occasione che anche lontanamente ricordi quel dato ambito di pertinenza.

Per maggiore concretezza, proverò ad entrare nel dettaglio semantico della frase in questione; Antico splendore si riferisce, in questo caso, ad un presunto stato di conservazione di un manufatto di interesse storico artistico nella sua fase di vita iniziale

Ora, poniamo un caso concreto, un manufatto che abbia cinque o seicento anni,  diciamo un dipinto ad olio su tela.  Palesemente noi non potremo mai sapere quale fosse la reale brillantezza dei colori immediatamente dopo la realizzazione, prima che intervenisse l’ossidazione degli oli, dei  legnati, del del colore, prima che i pigmenti sensibili alla luce virassero in tonalità impreviste?

No, non lo possiamo sapere, lo possiamo ipotizzare, immaginare, dedurre ma non sapere.

Poniamo ora un caso diverso, un tempio della magna Grecia. Grazie a studi, indagini  e documenti sappiamo che le superfici dei templi dovevano essere decorate e policrome. Lo sappiamo per induzione e deduzione ma a nessuno che operi nel campo dell’archeologia o del restauro si permetterà di riprodurre tali decori. Un caso diverso ed emblematico ma, quale mai sarebbe in questo caso l’antico splendore? Chi può dirlo.

Il fatto vero è che un manufatto artistico ha una sua vita , molto più lunga di quella degli uomini che lo hanno, costruito, comprato o posseduto. Di queste vite umane  l’oggetto d’arte ne conserva le tracce. Per questo motivo è nostro compito conservare e tramandare i manufatti di interesse storico e artistico. Qualora non sia dannoso per la conservazione del manufatto stesso conservando anche quelle tracce che ne hanno definito le fasi di vita, affinché lo splendore sia presente, continuo e costante. Al di la delle parole di moda e della nostra puerile  necessità di enfatizzare anche ciò che è già grande di per sé!

 

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 Silvia Conti Restauro Conservativo