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Bando CARIPLO aggiudicato!

…. E dopo un duro lavoro ecco una soddisfazione

ci siamo aggiudicati un contributo legato al bando Cariplo per i primi due interventi dei cinque previsti nel nucleo storico da Amministrazione Comunale e Parrocchia nel comune di Lovere

 

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Restauro intonaci torre civica e consolidamento strutturale copertura della Chiesa dedicata a San Giorgio

Dettagli – Terra

La terra non è il mio elemento preferito, eppure non posso sottrarmi al fascino della sua possente versatilità.

Quando si osserva l’architettura storica di certe aree urbane, soprattutto in pianura, dove abbonda l’argilla, ci si deve rendere conto che tutto attorno a noi, non è altro che terra!

È stupefacente

Eppure quelle città, quegli edifici, quelle chiese sono terra, sapientemente plasmata dalla fatica e dall’ingegno dell’uomo.
I mattoni di terracotta sono terra argillosa cotta nei forni. Piccoli moduli resistenti che ben assemblati e legati con malta di calce, possono generare un possente muro di difesa così come leggiadri elementi decorativi.

La malta che lega, unisce e alletta i mattoni è composta per due terzi di sabbia di fiume o terra di campo, il rimanente terzo è calce, un legante minerale derivante dalla cottura del calcaree, che in fondo, in fondo non è altro che terra sterile,
sedimentata nei millenni.

I colori che decorano gli edifici sono in gran parte di cavatura,  chiamati genericamente “terre”; i gialli ocra e di Siena, i bruni, le terre bruciate generano alcuni rossi che virano all’arancio, ed altri ancora, con infinite varianti a seconda delle zone, dei minerali presenti e delle caratteristiche chimico fisiche della terra. Colori legati, schiariti e mescolati con calce idrata, la terra sterile di cui sopra.

Ed è sempre terra
“Terra e acqua” per l’esattezza, (e per citare una bellissima canzone di Giovanna Marini). Già perché l’argilla è plasmabile grazie all’acqua che la imbeve e la calce si spegne e si diluisce con l’acqua.

Terra e acqua così come per tutto attorno a quelle città di terracotta, i campi coltivati, le rogge, i fiumi.

Poi ci sono i materiali di finitura. Una buona dose di legno, (che nasce dalla terra) per il legname che forma i solai e gli infissi, un pizzico di ferro, (che si estrae dalla terra) per le catene ed i capo-chiave, vetro, (i cui minerali si trovano nella terra), per le finestre, ed ecco la nostra città .

Un chiosa sull’evoluzione; dalla metà del ‘900 si è diffuso a macchia d’olio l’uso del cemento, che in fondo è una terra vetrificata dalla cottura del clinker ad oltre 1000 gradi. Le città di terracotta non  amano molto la sua rigidezza e tendono a respingerlo con macchie di umidità e orribili deformazioni, così come i colori sintetici disciolti in materiale plastico, anch’essi respinti, espulsi, macchiati, deformati.

Così mi viene da pensare che, in fondo per comprendere i fondamenti della conservazione e del restauro basterebbe ascoltare i messaggi che i nostri manufatti storici ci mandano, che sono forti e chiari. Basta osservare, con un poco di pazienza.

testi e immagini dott.saSilviaConti©RestauroConservativo

 

Restoration yard

Restoration yard with cherry tree … what else!

Cantiere di restauro con albero di ciliegie

Punti di vista

Un nuovo cantiere di restauro è sempre una nuova prospettiva per vedere il mondo.

Una soglia per varcare il tempo

Anche quando nell’affrontare un nuovo impegno professionale ci si trova di fronte alle peculiari problematiche  del lavoro contemporaneo, pochi soldi e tanta fretta. Resta un punto fermo, per il restauratore, iniziare un nuovo lavoro, un nuovo cantiere segna l’inizio di un avventura.

Un nuovo cantiere, per quanto si sia condotto uno studio approfondito in fase di progettazione, è sempre l’apertura di una nuova soglia su un mondo da scoprire

Una porta che ci farà entrare a diretto contatto con l’opera d’arte con le sue caratteristiche e i suoi difetti, con la sua storia e le sue intenzioni

Oltre a ciò, quel cantiere diventerà temporaneamente per noi restauratori, una sorta di casa, un accampamento, come quello degli studiosi di fauna selvatica nel deserto del Gobi. Da li, se faremo attenzione, potremo varcare il confine spazio temporale e farci un viaggio nel passato. Ed è quello a cui non potremmo mai rinunciare.

 

Testi e immagini SilviaConti©RestauroConservativo

Elementi di portfolio